Regolamento

REGOLAMENTO PER L’INTRODUZIONE DI SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA SCUOLA

L’Intelligenza Artificiale entra in classe: Regolamento per l'introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale.

Descrizione

L’Intelligenza Artificiale entra in classe: 5 verità (e alcuni divieti) che cambieranno la scuola italiana

L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle aule italiane evoca l’immagine di un moderno Giano Bifronte: da una parte, l’entusiasmo per una personalizzazione dell’apprendimento senza precedenti; dall’altra, il timore di una tecnologia che possa sfuggire al controllo pedagogico e trasformare l’istruzione in un processo meccanico. In questo scenario di metamorfosi, il ruolo dell’educatore non tramonta, ma evolve verso una “regia etica” dell’innovazione. La domanda che oggi attraversa ogni consiglio d’istituto è cruciale: siamo pronti a dare un banco all’IA senza perdere l’umanità? Per farlo, non bastano i software; serve una bussola normativa e pedagogica che sappia navigare tra le pieghe dell’AI Act e della visione italiana dell’EdTech.

1. Il primato dell’umano: Perché l’IA non avrà mai l’ultima parola

Il nuovo quadro regolamentare, ispirato ai principi dell’Unione Europea, chiarisce un punto cardine: l’Intelligenza Artificiale è un supporto, mai un sostituto del giudizio docente. Il principio del “Controllo umano” (human-in-the-loop) stabilisce che ogni evoluzione tecnologica deve essere finalizzata al pieno sviluppo dell’individuo.

Nonostante l’automazione possa velocizzare i compiti amministrativi o suggerire percorsi personalizzati, la supervisione critica del personale scolastico rimane l’unico filtro etico possibile. Le decisioni che impattano sulla vita degli studenti non possono essere delegate esclusivamente a un algoritmo; l’insegnante resta il garante della dignità e dell’equità del processo educativo.

“Approccio antropocentrico: approccio che metta al centro il pieno sviluppo della persona umana, la dignità e il benessere di tutti gli attori coinvolti, garantendo il ruolo centrale e insostituibile dell’uomo nel governo dei sistemi di IA.”

2. I “Fuori Gioco”: Quello che l’IA non potrà mai fare tra i banchi

L’AI Act europeo identifica confini invalicabili per proteggere la libertà degli studenti. Sono tassativamente vietati i sistemi che utilizzano tecniche subliminali, manipolative o ingannevoli per distorcere il comportamento, così come il “social scoring” o lo scraping selvaggio di immagini per il riconoscimento facciale.

Un divieto su cui è necessario porre l’accento riguarda i sistemi in grado di individuare le emozioni all’interno degli istituti di istruzione. Salvo specifiche e rare ipotesi legislativamente previste, la scuola deve rimanere un luogo di crescita libera: algoritmi che pretendono di “leggere” la noia o l’entusiasmo degli studenti rischiano di violare la “scatola nera” della psicologia umana, aprendo la strada a manipolazioni comportamentali che non hanno spazio in una democrazia cognitiva.

3. Voti e Ammissioni: Quando l’algoritmo diventa “Alto Rischio”

Quando l’IA entra nel merito della valutazione, la normativa alza la guardia. Secondo l’Allegato III dell’AI Act, i sistemi utilizzati per decisioni cruciali nella carriera scolastica sono classificati ad “Alto Rischio”. Non sono proibiti, ma il loro impiego richiede standard rigorosi, tra cui la redazione di una DPIA (Data Protection Impact Assessment) e di una FRIA (Fundamental Rights Impact Assessment) per valutare l’impatto sui diritti fondamentali.

L’uso di sistemi di proctoring (monitoraggio automatizzato degli esami) o di valutazione algoritmica dei risultati non deve minare la fiducia tra docente e discente. Gli ambiti critici identificati sono:

  • Ammissioni e accessi: Sistemi per determinare l’ammissione o l’assegnazione a istituti di ogni ordine e grado.
  • Valutazione dei risultati: Strumenti per valutare gli esiti dell’apprendimento o orientare il percorso educativo.
  • Livello di istruzione: Sistemi che decidono il livello di istruzione a cui una persona può accedere.
  • Monitoraggio delle prove: Tecnologie per rilevare comportamenti vietati durante gli esami.

4. La “Privacy dei Prompt” e la scelta degli strumenti

Una delle sfide strategiche per le scuole riguarda la gestione dei dati. Per i servizi amministrativi e organizzativi, è vitale verificare che i fornitori siano presenti nel Marketplace ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), garantendo certificazioni SaaS adeguate. Per la didattica, il punto di riferimento è la Piattaforma Unica, l’hub ministeriale dove reperire linee guida e documentazione autorizzata.

Sul fronte dell’IA generativa (come i Large Language Models), l’esperto consiglia di valutare l’uso di LLM Open Source installati localmente. Questa scelta permette di mantenere i dati all’interno del perimetro scolastico, evitando che i “prompt” degli studenti diventino “cibo” per l’addestramento di modelli commerciali esterni. La minimizzazione è la regola d’oro: inserire istruzioni senza dati personali identificativi protegge la proprietà intellettuale e l’identità digitale dei minori nel lungo periodo.

5. La soglia dei 14 anni: Una responsabilità digitale precoce

La normativa italiana (L. 132/2025) traccia un confine netto basato sulla maturità anagrafica per il consenso al trattamento dei dati legati all’IA:

  • Sotto i 14 anni: È obbligatorio il consenso dei genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale).
  • Tra i 14 e i 18 anni: Il minore può esprimere il proprio consenso autonomamente.

Tuttavia, l’etica digitale impone che, per questa fascia d’età, le informazioni sul funzionamento del sistema siano rese “facilmente accessibili e comprensibili”. Non basta un “click” su termini e condizioni infiniti; serve un’alfabetizzazione che renda l’adolescente consapevole di come l’algoritmo elabora la sua identità.

“L’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale… Il minore di anni diciotto, che abbia compiuto quattordici anni, può esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali… purché le informazioni e le comunicazioni… siano facilmente accessibili e comprensibili.” (Art. 4, L. 132/2025)

Conclusione: Verso una scuola algoritmica ma sostenibile

L’adozione dell’IA a scuola deve poggiare sui tre pilastri della sostenibilità: sociale (equità e inclusione), economica (scelte viabili per i bilanci pubblici) e ambientale (consapevolezza del consumo energetico dei modelli). L’obiettivo non è una corsa tecnologica, ma un’innovazione che riduca le disuguaglianze anziché automatizzarle.

Mentre integriamo questi strumenti, resta aperta una sfida pedagogica: se l’IA può personalizzare l’apprendimento per ogni singolo studente, quale sarà il nuovo ruolo sociale della classe come comunità? Forse, paradossalmente, più l’istruzione diventerà algoritmica, più avremo bisogno della scuola come spazio fisico di incontro, conflitto creativo e umanità condivisa.

Strumenti autorizzati nell’Istituto

Gli strumenti autorizzati dall’Istituto Comprensivo sono comprese nella Suite di Google Workspace ed utilizzabili con indirizzo di istituto per rispetto della GDPR: Google Gemini, NotebookLM, CANVA.

Si allega il regolamento e del materiale di autoformazione. Per qualsiasi dubbio scrivere a:

animatoredigitale@icsolesino-stanghella.education

Infografica del regolamento IA a scuola

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